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A Specialisterne Foundation é uma fundação sem fins lucrativos com o objetivo de criar um milhão de empregos para pessoas com autismo / neurodivergentes por meio do empreendedorismo social, do engajamento do setor empresarial e de uma mudança global de mentalidade.

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Dic 28, 2021

il disegno di una curva gaussiana come rappresentazione della normalità

Neurodiversità, autismo, abilismo, normalità. Sono termini che in alcuni casi utilizziamo senza nemmeno rifletterci, in altri sono invece entrati da poco a far parte del nostro vocabolario. Ma sappiamo davvero cosa significano e, soprattutto, siamo in grado di farne un uso consapevole? Cerchiamo allora di chiarirci un po’ le idee su alcune di queste parole.

ABILISMO. È una forma di discriminazione che prende di mira la disabilità. Nel razzismo si discriminano le persone in base alla differente provenienza geografica, all’appartenenza culturale o etnica, nell’abilismo si viene discriminate in base alle differenti caratteristiche fisiche, sensoriali o mentali.
AUTISMO. Una condizione di neuroatipicità che dai manuali clinici oggi in uso viene definita da una serie di caratteristiche che, nel linguaggio medico, sono denominate “sintomi” e viste come deficit.

L’autismo è inoltre descritto come uno spettro, è caratterizzato cioè da elementi distintivi che possono trovarsi in tutta la popolazione, non solo in quella autistica, e che portano a una diagnosi solo quando la loro concentrazione e intensità è tale da creare alla persona difficoltà significative nello svolgimento della propria vita.
Secondo la visione che segue il modello sociale della disabilità, i deficit sui quali si basa la diagnosi di autismo sono invece differenze. Parliamo quindi di una differente modalità di socializzazione o di comunicazione, di una diversa sensorialità, di stili cognitivi atipici, e questo senza voler sminuire le difficoltà di vario grado che possono accompagnare alcune di queste caratteristiche.

DISABILITÀ. A seconda del modello utilizzato per definire la disabilità, si accede a un linguaggio e a un modo di pensare completamente differenti. Il cosiddetto modello medico si concentra su quelle che vengono definite “menomazioni” (impariment, in inglese) da riportare se possibile a un funzionamento considerato “normale”. La disabilità, in questo caso, è vista come un attributo della persona. Secondo il modello sociale, invece, la disabilità non è qualcosa che la persona ha, ma è data dall’interazione di alcune sue caratteristiche con un ambiente strutturato da e per persone con caratteristiche diverse. La disabilità è quindi il risultato delle barriere sociali, fisiche e architettoniche che impediscono di godere delle stesse opportunità concesse agli altri.

INSPIRATION PORN (o pornografia motivazionale). È una forma di discriminazione abilista attraverso la quale le persone disabili o diverse vengono rappresentate come fonte di ispirazione esclusivamente o in parte per la loro diversità. Esempi: «Lei sì, che è un modello da seguire, lei che vive su una sedia a rotelle fin da quando era bambina e nonostante tutto si è diplomata, si è laureata e sa anche scrivere al computer! E se ci è riuscita lei, che scuse abbiamo noi?», oppure: «Nonostante l’autismo sei riuscito a scrivere un libro, sei un mito!».

NEURODIVERSITÀ. Verso la fine degli anni ’90 l’attivista Judy Singer coniò il termine “neurodiversity”. Spesso questo termine è impropriamente riferito alle persone il cui sistema nervoso è organizzato diversamente rispetto alla maggioranza della popolazione, il cui sviluppo neurologico viene considerato “tipico” in termini puramente numerici, diventando sinonimo di autismo e altre condizioni.
Il concetto di neurodiversità è invece l’equivalente neurologico della biodiversità e, utilizzando le parole di Judy Singer, descrive la “variabilità illimitata della cognizione umana e all’unicità di ogni mente umana”. Secondo questa definizione, siamo quindi tutte e tutti neurodiversi. Si tratta di un concetto importante perché, guardando alle differenze non necessariamente come deficit, ci permette di avvicinarci all’autismo in termini di possibilità e non di limiti.

NEURODIVERGENZA. Dal momento che siamo tutte neurodiverse e neurodiversi in quanto parte di un ecosistema neurologico ricco di variazioni naturali, definiamo neurodivergenti o neuroatipiche quelle persone il cui sviluppo neurologico è appunto atipico rispetto alla maggioranza. A questo gruppo si fanno appartenere l’autismo, la dislessia, l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività), la sindrome di Tourette, la disgrafia, la discalculia, la disprassia. Si stima che il 15-20% della popolazione sia neurodivergente.

NEUROTIPICITÀ. Sono definite neurotipiche le persone che, pur rientrando in quello che è il concetto di neurodiversità che accomuna tutta l’umanità, hanno percorso uno sviluppo neurologico comune alla maggioranza, e quindi definito “tipico”.

NORMALITÀ. È un concetto statistico che si basa sulla massima frequenza (detta moda o norma) con cui una caratteristica compare in una data popolazione. In pratica, si considera normale quello che avviene con maggiore frequenza.
La normalità è la descrizione statistica di una realtà. L’applicazione della statistica e quindi del concetto di normalità all’essere umano e alla società è un fatto piuttosto recente e si fa risalire all’astronomo e statistico belga Adolphe Quetelet (1796 – 1847). Il concetto di normalità fu successivamente sviluppato nella seconda metà del 1800 da Francis Galton, cugino di Charles Darwin, e creatore tra l’altro dell’eugenetica.
Il concetto di normalità, fondamentale per lo sviluppo delle scienze, passò però da essere strumento descrittivo della realtà a mezzo prescrittivo, stabilendo un valore positivo per quei tratti considerati normali, e negativo per tutto ciò che vi si allontana (cioè la diversità), modificando così in modo profondo il nostro modo di percepire le differenze e di rapportarci a esse.