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A Specialisterne Foundation é uma fundação sem fins lucrativos com o objetivo de criar um milhão de empregos para pessoas com autismo / neurodivergentes por meio do empreendedorismo social, do engajamento do setor empresarial e de uma mudança global de mentalidade.

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AUTISMO, NEURODIVERSITÀ E NEURODIVERGENZA

Siamo tutti e tutte neurodiversi!

Nel 1998 la sociologa e attivista per i diritti delle persone autistiche Judy Singer conió il termine neurodiversità come sinonimo di biodiversità neurologica. Esattamente come la biodiversità indica la convivenza e la differenziazione delle diverse specie in un ecosistema, così la neurodiversità definisce la naturale variazione tra un cervello e l’altro nella specie umana.

Secondo questa idea siamo quindi tutte e tutti neurodiversi proprio perché, nonostante apparteniamo alla stessa specie, anche la scienza ci dice che non esiste un cervello uguale all’altro.

Neurodivergenza o neuroatipicità

Nella infinita varietà della neurodiversità umana possiamo però notare che alcune persone condividono un certo numero di caratteristiche rispetto ad altre. La maggioranza degli individui infatti percorre uno sviluppo neurologico che, al netto delle differenze individuali, può essere considerato tipico. Queste persone sono quindi denominate neurotipiche.

Una parte minore della popolazione (che alcuni situano tra il 15 e il 20%) invece condivide uno sviluppo neurologico sotto alcuni aspetti differente dalla maggioranza, descritto da un punto di vista statistico come atipico. Queste persone sono definite neuroatipiche o neurodivergenti, e tra loro possiamo trovare individui autistici, dislessici, ADHD, tourettici, discalculici, disgrafici ecc.

Secondo questa idea, siamo tutti neurodiversi proprio perché, sebbene apparteniamo alla stessa specie, non esiste un cervello uguale a un altro.

L’autismo

Dal 2013, con l’uscita della quinta edizione del DSM (il manuale diagnostico-statistico dell’Associazione Psichiatrica Americana, APA) l’autismo e la sindrome di Asperger sono stati uniti sotto una definizione unica di “spettro autistico”. L’idea alla base di questo cambiamento è che l’autismo non sia una condizione delimitata da contorni definiti, ma che le sue caratteristiche (definite “sintomi” in linguaggio medico) siano presenti in misura variabile in tutta la popolazione, anche tra le persone neurotipiche. Quando in una persona si concentra un certo numero di queste caratteristiche, e con un’intensità tale da influire negativamente sulla sua vita, allora si può giungere a una diagnosi.

In questi termini vediamo come l’attuale definizione clinica dell’autismo si stia avvicinando al paradigma della neurodiversità, ossia all’idea che le differenze nell’organizzazione del sistema nervoso siano un aspetto comune all’intera popolazione.

Il concetto di neurodiversità ci permette di guardare alle varie caratteristiche neurologiche, sensoriali, comunicative e sociali come naturali differenze dello sviluppo umano. In questo modo – quando siamo al di fuori dell’ambito clinico – ci allontaniamo da una visione prettamente medico-riparatrice, stimolando un’interazione tra persone in cui queste differenze non siano percepite necessariamente come deficit.

Tale visione ha il pregio di farci osservare le qualità e le caratteristiche delle altre persone senza giudicarle come giuste o sbagliate. In questo modo persone neurodivergenti e neurotipiche possono cercare modalità di interazione che non vengano imposte dall’alto, ma siano frutto di uno scambio e di una comprensione reciproci.

In Specialisterne crediamo nella reciprocità del processo inclusivo, che non può prescindere dal contributo attivo di tutte le parti coinvolte nel processo e da una visione aperta alle possibilità che non giudichi negativamente le differenze.