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Gli Specialisti: “Adesso sí che farei quel viaggio di fine anno”

Dic 15, 2023

– Non voglio andare a Milano.

– Come? Sei sicuro? Entra e siediti.

 

Jaume è davanti all’ufficio della direttrice del suo istituto. Sperava che “non voglio andare” fosse sufficiente, ma la direttrice gli chiede di spiegare il suo improvviso cambio di idea. Solo Jaume sa che in realtà non si è trattato di una decisione impulsiva; da settimane non si sente bene, nota come l’ansia si espande dallo stomaco al petto ogni volta che qualcuno menziona i musei che visiteranno a Milano, ascolta come gli insegnanti gli parlano da dimensioni lontane quando cerca di prestare attenzione in classe. Jaume non sta bene, ma non riesce a capirne il motivo. Sa solo che è legato a quel viaggio che lo attrae e lo terrorizza in egual misura.

 

– Cosa è successo? Ti piace viaggiare, Jaume. E i tuoi colleghi non vedono l’ora che tu vada con loro…

– Non ne sono così sicuro.

 

Non voleva parlare male dei compagni, ma se lo è lasciato scappare. Jaume stringe i pugni e cerca di mettere a fuoco diversi punti del piccolo ufficio per evitare gli occhi curiosi della direttrice. Pensa che non riuscirà a trattenersi dal piangere se lei continuerà ad approfondire le vere ragioni della sua rinuncia. L’ufficio è minuscolo e odora di aria calda e di animale rinchiuso. Jaume nota che la direttrice indossa un maglione di lana a collo alto che le allunga la nuca come se fosse un cigno; da lassù lo analizza, lo osserva. Lo giudica. C’è una replica della Camera di Vincent ad Arles, di Van Gogh, proprio dietro la direttrice. Il dipinto è leggermente inclinato a destra; Jaume vorrebbe staccarlo dal muro, allinearlo al resto degli oggetti della stanza, urlargli di stare di nuovo dritto così da poter ritrovare il suo equilibrio interiore e le sue scuse smettano di suonare vaghe e infantili. Invece resta in silenzio e blatera qualche cosa incoerente per tirare avanti.

 

– Mia nonna ha la cataratta e ha bisogno di aiuto… e i miei genitori rimarranno soli a casa… e io devo dare da mangiare ai cani…

– Jaume, sai bene quanto me che tutta questa è una bugia. Perché non vuoi fare il viaggio? E non mentirmi, per favore.

 

Jaume non riesce a pensare a un motivo preciso, ma centinaia di immagini gli si riversano in testa senza riuscire a porvi rimedio; le sei insufficienze accumulate in pochi mesi e la sensazione di non riuscire a interessarsi ad altro che al greco o al latino; la vergogna che ha provato quando è andato alla discoteca Opium con i suoi amici e ha dovuto uscire prima di entrare perché la gente lo spingeva in fila, e aveva lasciato i tappi antirumore per le orecchie a casa, e un ragazzo stava svapando accanto a lui e lui avevo voglia di vomitare. Il fatto che nessuno lo chiamò il giorno dopo per chiedergli come stesse, perché era scomparso dalla festa, quando avrebbero potuto rivedersi; la paura di restare solo nel cortile, o all’uscita da scuola, o durante l’intervallo tra una lezione e l’altra, l’eccessiva energia che dedicava a far finta di parlare al telefono, a far finta di leggere, a far finta di non sentirsi solo. Fai finta, fingi, fingi. Era stanco di fingere. Ma non sapeva nemmeno come chiedere aiuto.

 

– Non so come spiegarlo, direttrice, ma ho chiaro che non voglio andare. Grazie di tutto.

 

(…)

 

Jaume ha dovuto lasciare la scuola superiore perché aveva superato solo tre materie e non poteva più sopportare quella sensazione di solitudine non scelta. La sua famiglia non lo ha mai rimproverato per la sua decisione di lasciare la scuola e lo ha sostenuto in ogni momento affinché potesse nuovamente avere fiducia nelle possibilità che il mondo gli offriva. Grazie a loro, Jaume ha trovato la forza necessaria per conseguire una laurea in farmacia, riuscendo a lavorare in un ospedale a contatto con il pubblico. Quel ragazzo timido era riuscito a superare le sue paure e a farsi strada nel mondo del lavoro in modo molto più soddisfacente di quanto avesse sempre creduto. Diversi mesi dopo, ricevette la diagnosi di autismo e Jaume riuscì a comprendere meglio alcuni dei suoi tratti, o le sue reazioni a determinati stimoli e fattori di stress, e iniziò a lavorare su strategie per sentirsi più a suo agio con il suo ambiente. Ha frequentato un’associazione per l’autismo e ha incontrato Specialisterne, dove attualmente lavora come consulente. Jaume crede che, con tutto quello che ha imparato dopo la diagnosi, ora sì che potrebbe fare il viaggio di fine anno. E che se lo godrebbe fino in fondo.