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Specialisterne Foundation is a not-for-profit foundation with the goal to generate meaningful employment for one million autistic/neurodivergent persons through social entrepreneurship, corporate sector engagement and a global change in mindset.

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Inclusione lavorativa: una prospettiva autistica

Mar 22, 2024

La mia vita è stata sempre condizionata dal suono, nel bene e nel male, fin da quando ero un bambino. Tra tutti i sensi, in me l’udito è sicuramente quello più sviluppato, e spesso questa sensibilità è difficile da gestire in un mondo che sembra avere bandito il silenzio a favore di un bombardamento acustico costante.

 

Quando ero piccolo, mia madre mi prendeva in giro perché riuscivo a sentire tutto, anche quando chiacchierava con le amiche nella stanza accanto, o quando io mi trovavo dall’altra parte del cortile ed era praticamente impossibile che potessi aver ascoltato quello che diceva. Solo che io non lo facevo apposta, non ci ho mai provato gusto ad ascoltare le conversazioni degli altri, però è impossibile non riuscirci. Riesco a sentire suoni, rumori, parole, passi, musica anche quando il volume è praticamente impercettibile al resto del mondo, e questo è un problema perché la concentrazione ne risente parecchio, e i livelli di ansia sono sempre molto alti.

 

Ma soprattutto è stancante, è come essere perennemente in una strada di città all’ora di punta con la gente che grida, i clacson che strombazzano e le auto che fanno rumore, martelli pneumatici e sirene della polizia, freni che fischiano e gabbiani che garriscono, tutto insieme in un miscuglio che, spesso, toglie il respiro e fa girare la testa. Ecco perché devo lavorare sempre con le cuffie a riduzione attiva del rumore per riuscire a trovare la concentrazione. Ecco perché ho costantemente bisogno di rumore bianco di sottofondo quando non ho le cuffie, per isolarmi dal resto del mondo e focalizzare l’attenzione su ciò che sto facendo.

 

So che questo potrà apparire uno sfogo eccessivo perché su, andiamo, a tante persone danno fastidio i rumori. Ma qui si tratta di una caratteristica dell’autismo che, quando presente, può avere ricadute anche pesanti su diverse aree della vita come le relazioni sociali, la scuola o il lavoro. Non si tratta insomma di semplice fastidio, ma di ipersensorialità che, se non gestita, può portare facilmente a un sovraccarico sensoriale.

 

Uno studio del 2012 suggerisce che la metà delle persone autistiche attua comportamenti di fuga a causa dell’ipersensibilità ai suoni e ai rumori, raddoppiando rispetto alla media della popolazione il rischio di finire vittima di incidenti[1], perché lo stimolo uditivo a volte è così insopportabile che tu devi scappare, non importa dove ti trovi ma devi allontanarti. E allora attraversi la strada senza guardare, o infili la testa sotto una montagna di cuscini e non senti la sveglia o semplicemente diventi intrattabile ed esplodi per una sciocchezza, e chi ti sta accanto pensa tu sia impazzita.

 

Non è facile gestire tutto questo, non lo è se ad esempio ti trovi a lavorare in open space o in un ufficio che si trova in una zona di passaggio dove i colleghi si mettono a parlare al cellulare o a discutere tra loro. Non è facile perché spesso nemmeno te ne rendi conto ma da fuori si vede, che diventi teso, nervoso, che stai per esplodere. Diventa difficile a volte gestire questa cosa proprio perché le altre persone non comprendono quanto alcune reazioni siano incontrollabili e naturali per te, e spesso non ti credono. E allora sei il collega che cerca scuse improbabili per non lavorare, per uscire prima, sei la collega dai modi bruschi che scoppia come una pentola a pressione senza motivo.

 

 

Strategie pratiche per valorizzare le competenze

 

Ho condiviso la mia esperienza personale riguardante l’ipersensibilità uditiva ma il discorso vale per qualsiasi differenza nella percezione e nell’elaborazione degli stimoli sensoriali, o nella comunicazione e nella socialità che caratterizzano molte persone nello spettro autistico. Ora, vorrei esplorare alcuni accorgimenti pratici che le aziende possono adottare per creare un ambiente lavorativo inclusivo e accessibile che permetta alle persone autistiche di far emergere e valorizzare le proprie competenze, sottolineando l’importanza di una prospettiva basata sulla reciprocità del processo di inclusione.

 

Innanzitutto, è fondamentale che comprendere che l’autismo non è un “guasto” da correggere, ma semplicemente un modo differente di percepire e interagire con il mondo, senza per questo voler sminuire le difficoltà in cui si traducono queste differenze nell’interazione con un mondo a maggioranza neurotipica. Pertanto, anziché cercare di “normalizzare” le persone autistiche, è fondamentale adottare un approccio che valorizzi la diversità e promuova l’inclusione in tutte le sue forme.

 

Un primo passo potrebbe essere la formazione del personale. I dipendenti potrebbero essere informati sull’autismo e sensibilizzati alle esigenze specifiche delle persone neurodivergenti. Questo potrebbe includere sessioni di formazione sull’importanza del modello sociale della disabilità e sul concetto di neurodiversità, sulle strategie di comunicazione efficaci e sull’adattamento dell’ambiente lavorativo per ridurre i potenziali fattori di stress, massimizzando il benessere e la performance dei dipendenti autistici.

 

Inoltre, le aziende potrebbero prendere in considerazione l’adozione di politiche flessibili per accomodare le esigenze individuali dei dipendenti nello spettro. Questo significa fornire opzioni come il telelavoro o il lavoro ibrido, orari flessibili, consentire agli impiegati di modificare l’illuminazione o l’acustica del loro spazio di lavoro, o offrire periodi di pausa regolari per ridurre il sovraccarico sensoriale.

 

Va incoraggiato l’uso di strumenti di comunicazione alternativi, come la posta elettronica o le chat, per consentire alle persone di esprimersi al meglio secondo le modalità preferite; va spiegata l’importanza di utilizzare un linguaggio preciso e senza doppi sensi, con istruzioni chiare, schematiche e scadenze precise. Promuovere una cultura di rispetto e accettazione delle differenze contribuisce a creare un clima lavorativo positivo in cui tutti, non solo i dipendenti autistici, si sentano valorizzati e rispettati.

 

Infine, per ridurre quelle barriere che impediscono a circa l’80% delle persone autistiche di trovare e mantenere un impiego, è fondamentale l’impegno attivo nella fase di selezione e nella retention. Questo potrebbe includere la revisione dei processi di selezione per rendere più accessibili le opportunità di lavoro, la creazione di programmi di mentorship e coaching per i dipendenti autistici. Bisogna considerare che la creazione di un ambiente lavorativo neuroinclusivo è complessa, e può essere appropriato considerare l’aiuto di realtà come Specialisterne, che ha maturato ormai 20 anni di esperienza in questo campo.

 

È fondamentale comprendere che l’inclusione non può essere un processo unilaterale, ma un dialogo reciproco che coinvolge attivamente persone autistiche e aziende fin dall’inizio. Troppo spesso, le iniziative di inclusione rischiano di essere concepite in modo verticale, con le persone autistiche viste semplicemente come beneficiarie passive di un processo che finisce per apparire paternalistico, nonostante le migliori intenzioni. Per creare un ambiente autenticamente inclusivo, è essenziale ascoltare le voci delle persone autistiche e renderle parte integrante del processo decisionale. Questo significa coinvolgerle nel disegno e nell’implementazione di progetti di inclusione sin dalle fasi iniziali, riconoscendo che la loro esperienza e prospettiva sono fondamentali per il successo di tali iniziative. Solo attraverso un approccio basato sulla reciprocità e sulla partecipazione attiva di tutte le parti interessate, possiamo costruire un mondo del lavoro e una società veramente inclusivi, generando un beneficio per tutte e tutti.

 

Scritto da Fabrizio Acanfora, Specialisterne Italia

NOTA:
[1] Anderson, C., Law, J. K., Daniels, A., Rice, C., Mandell, D. S., Hagopian, L., & Law, P. A. (2012). Occurrence and Family Impact of Elopement in Children With Autism Spectrum Disorders. PEDIATRICS, 130(5), 870–877. doi:10.1542/peds.2012-0762